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Dicono di lui

Sono disponibili maggiori informazioni su Roberto Fabbri ai seguenti link:

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Festivalgiuliani.it
Istituto Italiano di Cultura
Guitarreros.it
Guitare-diffusion.com
WorldGuitarist.com

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Intervista a Guitart

Roberto Fabbri, autore di successo di metodi per chitarra, direttore di un importante Accademia d’Arti in Roma, responsabile per la rivista Chitarre della redazione classica, didatta, concertista, organizzatore di Festival. Da dove cominciamo a parlare della tua poliedrica attività?

Vorrei iniziare a parlare del Festival Mauro Giuliani di Bisceglie. E’ infatti una manifestazione a cui tengo in particolar modo, e che mi ha dato l’opportunità di entrare direttamente in contatto con il mondo internazionale della chitarra. Fui chiamato ad organizzare il festival in seguito all’incontro fortuito avuto dal mio manager Dante di Mauro con il presidente dell’Associazione “Sapere 2000” Angelo Ruggeri. Di Mauro conobbe Ruggeri nel 1998 a Roma durante una Fiera del libro alla quale questi era presente in qualità di editore. Stava visitando il suo stand per curiosare tra le sue (poche) ma interessanti pubblicazioni musicali, così cominciò a parlare. Entrarono subito in sintonia tant’è che Di Mauro gli propose l’idea di fare scrivere al sottoscritto una storia della chitarra (che poi non ho mai avuto il tempo di fare). A quel tempo aveva già in mente di organizzare un avvenimento importante per la sua città di origine, Bisceglie, ma non aveva deciso a chi affidarne la direzione artistica. Dopo qualche mese da quel primo incontro, Ruggeri mi telefonò direttamente per propormi di organizzare un festival a Bisceglie, città natale del più grande chitarrista compositore dell’800, Mauro Giuliani. Decisi di partire subito con la presenza di grandi nomi della scena chitarristica internazionale. Invitai il caro amico Eliot Fisk, oltre agli italiani Carlo Carfagna e Francesco Taranto. Nonostante venne preparata in poco tempo, la manifestazione ebbe subito un notevole numero di iscritti per le master class ed ottenne il favore da parte del pubblico, tant’è che nella successiva edizione decidemmo di ampliare il numero degli artisti stranieri.

Nelle cinque edizioni finora succedutesi hai infatti invitato personaggi di grande rilievo e prestigio.

A tutt’oggi sono passati per il nostro festival Leo Brouwer, Costas Cotsiolis, il Duo Assad, Roland Dyens, Alirio Diaz, il Duo Amadeus, Thomas Heck, Carlos Molina, Pablo De La Cruz, Gabriel Guillen, solo per citare i più famosi. Fra gli italiani, oltre ai già citati, voglio ricordare Mario Gangi, Giovanni Grano, Massimo Delle Cese, Ermelinda Calzolaro e Pasquale Scarola. Ogni edizione è stata caratterizzata da avvenimenti “speciali”. Se nella prima Fisk ha celebrato Giuliani con una funanbolica edizione della Rossiniana n.1, nella seconda il Duo Assad ha omaggiato il chitarrista biscegliese con una memorabile esecuzione del “Gran Duo Concertante”. Per la terza è stata commissionata una composizione al francese Roland Dyens in onore di Giuliani. Dyens fece una trascrizione per chitarra e quartetto d’archi della Rossiniana n.1 che poi eseguì personalmente e pubblicò successivamente con le Edizioni Lemoine, che dedicò al sottoscritto. La quarta edizione ha visto la presenza di una figura storica quale quella di Alirio Diaz, che ha regalato momenti di grande commozione. L’ultima edizione, quella del 2003, è stata una “consacrazione” di questo festival, per vari motivi. Il primo è che venne inaugurato per la nostra manifestazione il restaurato teatro Garibaldi (già “La polveriera”, costruito nel 1600), che da allora è divenuto la sede dei concerti del festival. Inoltre trovammo nel Seminario provinciale di Molfetta la sede ideale per ospitare docenti e allievi nell’arco dell’intera settimana, offrendo loro l’occasione di un’esperienza, non solo didattica ma anche umana e comunitaria. L’evento, in questa edizione, è stato il concerto inaugurale del teatro di Leo Brouwer, nel quale ha diretto l’Orchestra Sinfonica Barese nei: Concerto in La mag. Op. 30 di Mauro Giuliani (solista Gabriel Guillen); Concerto Andaluso di Joaquin Rodrigo (solisti Quartetto Nexus) e “Da Yesterday a Penny Lane” di Beatles-Brouwer (solista Costas Cotsiolis).

Dell’ultima edizione del festival è stato realizzato il cd che è allegato a questo numero, ce ne vuoi parlare?

Vista l’importanza dell’evento del concerto diretto da Brouwer con la partecipazione di solisti d’eccezione, si è pensato di registrare la serata del concerto, realizzando così questo cd live che, anche se non perfetto dal punto di vista tecnico della registrazione, è sicuramente un importante documento di un evento d’eccezione.

Io poi, avendo partecipato in maniera diretta al concerto, non solo nella veste di Direttore Artistico del festival, ma anche in qualità di esecutore (come componente del quartetto di chitarre Nexus), non ho sufficienti parole per esprimere l’emozione che si prova ad essere diretti da un così grande artista.

E per quest’anno che novità ci sono?

La particolarità sarà quella di allargare ad ambiti non prettamente classici, così ogni sera, oltre ai due canonici concerti classici, ci sarà un dopo concerto notturno dedicato alla chitarra ma spaziando su generi musicali diversi (pop, rock, jazz, fusion, flamenco). Altra novità è il gemellaggio con lo storico concorso Mauro Giuliani di Bari, con Giovanni Antonioni (presidente del concorso) e Mario Gangi (direttore artistico) abbiamo deciso che da quest’anno questo seguirà il nostro festival, in modo di creare un unico grande evento legato al nome del musicista Biscegliese.

Stiamo, inoltre, già lavorando alla preparazione dell’edizione del 2006, che vedrà nuovamente la presenza del grande chitarrista cubano Leo Brouwer, il quale verrà a dirigere il suo Concerto di Volos (solista Costas Cotsiolis), il Concerto dei Segni (solisti Jhon Williams-Costas Cotsiolis) e la prima esecuzione di un concerto dedicato alle musiche di Gismonti (solisti Guitart Quartet).

Parliamo ora della tua attività come autore di metodi.

Sono sempre stato interessato alla didattica, tanto da aprire una scuola di musica appena diplomato, nel 1986, la “Novamusica e Arte”. All’epoca in cui frequentavo il Conservatorio ero affascinato dalla possibilità per un chitarrista di poter trasmetter le proprie conoscenze ad una platea più vasta, rispetto ai propri allievi, attraverso i libri. Studiavo nella classe di Carlo Carfagna, che era molto prolifico come autore di metodi e revisioni per chitarra, quindi assistevo quotidianamente alla realizzazione di queste opere e cercavo di carpire i segreti e le logiche che stanno dietro alla nascita di un buon libro. Furono proprio i suoi insegnamenti a indurmi ad approfondire queste tematiche. Inoltre, mi resi conto che gran parte della didattica allora presente mancava della capacità di motivare, specialmente i più giovani, nel percorso di studi. Elaborai così, dapprima per gli allievi della mia scuola, poi per un pubblico più vasto, forte anche dell’esperienza acquisita scrivendo dal 1990 per una rivista come Chitarre che si rivolge ad un pubblico chitarristico molto eterogeneo, un percorso didattico che fosse il più accattivanete possibile. Questo lavoro venne pubblicato dalla Berbén con il titolo di “Metodo di chitarra Classica” ed ebbe subito un notevole successo. Ad esso seguirono tre antologie per la casa editrice Playgame, che avevano le stesse logiche del metodo. A questo punto la Carisch, che aveva in distribuzione entrambi i miei lavori, mi contattò direttamente chiedendomi di collaborare con loro alla realizzazione di nuovi testi che andassero a colmare quei vuoti che riscontravano ci fossero nel settore.

E’ qui che nascono i tuoi maggiori successi di pubblico?

In effetti il successo è stato notevole. Il mio penultimo libro “Suoniamo la chitarra” nel 2003 ha venduto oltre 3000 copie, mentre, sempre nello stesso anno, il totale delle mie pubblicazioni ha superato le 10.000. Quando la Carisch mi contattò avvertivo l’esigenza di un metodo destinato ai giovanissimi, che seguisse un percorso didattico semplice, immediato, con musiche tratte dal quotidiano (cantautori, sigle televisive, etc.) e al tempo stesso li stimolasse a continuare nello studio più profondo dello strumento. Ecco perché nacque “Suoniamo la chitarra”, un metodo semplicissimo, basato sul concetto : impariamo divertendoci e supportato da un cd con le basi che accompagnano ogni singolo pezzo. Queste assolvono ad una duplice funzione, da una parte forniscono un indispensabile supporto ritmico, dall’altra rendono accattivanti anche quei brani che senza di esse risulterebbero molto semplici ed anche un po’ monotoni. Un simpatico personaggio (il leoncino) è il maestro virtuale che spiega ai giovani chitarristi gli esercizi. Questo libro ha avuto un tale successo da dar vita ad una collana, detta appunto del leoncino, che ha libri di tecnica ed antologie. “Suoniamo la chitarra” è stato tradotto anche in spagnolo e sono in via di realizzazione le versioni tedesca, francese e inglese. L’ultimo volume di questa serie, uscito da pochi mesi, è “Suoniamo la chitarra a colori”, nato con l’intento di avvicinare i bambini al di sotto dei 6 anni alla conoscenza dello strumento con un approccio semplice e giocoso, grazie all’uso dei colori e anche all’ausilio di una fiaba originale da me ideata.

Ho visto infatti che all’interno del libro è presente una muta colorata, come è nata l’idea e ci puoi parlare anche delle tue altre collaborazioni con case costruttrici di strumenti ed accessori?

L’idea delle corde colorate è nata dall’esigenza di voler rendere il più semplice possibile l’approccio dei bambini, in età prescolare, allo studio della chitarra. Nel libro di cui parlavo prima ho infatti assegnato ad ogni nota relativa ad una corda libera un colore, in maniera che il bambino le potesse distinguere con facilità, a questo punto mi serviva una fabbrica di corde che realizzasse la mia idea, e la Carisch mi ha messo in contatto con la La Bella che le ha costruite sulle mie indicazioni. Per quanto riguarda le altre mie collaborazioni, probabilmente ti riferisci alla Ramirez…

Si esattamente, come è nata questa collaborazione?

Risale al 1987, all’epoca in cui registrai il mio video didattico per la Playgame, usando la mia Ramirez e parlando di questa famosa casa di liuteria all’inizio del video. Fu un idea del mio manager, Dante di Mauro, quella di far avere il video a Ramirez tramite l’importatore italiano Luigi Jannarone. A Josè IV piacque molto e mi invitò a Madrid per conoscerlo personalmente, in quell’occasione conobbi anche la sorella Amalia che attualmente, dopo la scomparsa del fratello, dirige l’atelier Ramirez. Da allora la Ramirez mi onora di essere il suo testimonial per l’Italia, realizzando anche un mio modello particolare (la “4E Plus Roberto Fabbri signature” n.d.r.) costruita appunto seguendo alcune mie indicazioni.

Parliamo ora dell’attività concertistica, quanti concerti fai in un anno?

La mia attività concertistica è legata per la maggior parte al quartetto “Nexus”. I miei concerti attualmente sono in totale una quarantina l’anno. Il quartetto nasce agli inizi degli anni ottanta come “Quartetto chitarristico romano” nelle classi di chitarra di Mario Gangi e Carlo Carfagna presso il Conservatorio di Roma e può essere considerato espressione di quella che viene indicata “Scuola romana” o “Scuola di S. Cecilia”.

E’ composto oltre che dal sottoscritto, da, Paolo Bontempi, Luigi Sini e Leonardo Gallucci.

Durante la sua attività il quartetto ha tenuto concerti presso numerose ed importanti associazioni e festival chitarristici internazionali in Europa e negli Usa

Orientato inizialmente verso l’esecuzione di musica del Novecento, il quartetto ha commissionato, eseguendole in prima esecuzione assoluta, musiche ad importanti compositori tra cui: Aldo Clementi, Francesco Pennisi, Camillo Togni, Ada Gentile, Paolo Arcà, Fabrizio de Rossi Re, Federico Ermirio, Roy Zimmerman. Attualmente abbiamo però rinnovato il nostro programma ed eseguiamo nostre trascrizioni di musiche che vanno da Strawinski a Gerscwin quest’ultimo rivisitato in una maniera veramente inusuale per un quartetto di chitarre.

E come solista?

Al momento sto portando in giro per l’Europa un mio nuovo progetto realizzato per la Carisch. Si tratta di una pubblicazione riguardante musiche da film trascritte per chitarra e orchestra dal titolo “Guitar Meets Movie”. La pubblicazione ha un cd allegato dove nella prima parte io suono le musiche proposte (Dal mago di Oz a Schindler’s List a Mission etc) con un orchestra campionata e poi nella seconda parte si trova la sola orchestra che consente di poter eseguire i brani pubblicati insieme appunto alla base orchestrale. L’orchestrazione è stata curata dal compositore e direttore d’orchestra Domenico de Biase, con il quale questa estate sono in tournee con questo progetto (alcune date 25 Giugno Cassino, 10 Luglio festival di Mottola, 23 luglio Festival Giuliani, 15 Agosto Festival città di Paliano n.d.r.), la realizzazione dell’orchestra midi per il cd allegato al libro è invece di Paolo Muzi.

Ho avuto anche l’onore di suonare questo progetto al festival Andres Segovia di Madrid lo scorso ottobre con l’orchestra Sinfonica Chamatrtin al teatro nazionale della città diretto da Silvia Sanz, ed a Belgrado con l’orchestra sinfonica Korridor Art il 30 maggio scorso, concerto trasmesso dalla prima rete televisiva yugoslava in eurovisione.

Parliamo ora della tua Accademia di musica

La Novamusica e arte nasce nel 1986, dapprima in una piccola sede per poi spostarsi nel 1991 nell’attuale sede di oltre 400 metri quadrati e dislocata su tre piani. La scuola ha un suo auditorium di cento posti ed una ventina d’aule. Negli anni abbiamo diplomato, preparandoli da privatisti naturalmente, 35 chitarristi oltre ad un numero imprecisato di compimenti inferiori e medi. Naturalmente non insegnamo solamente chitarra, anche se questa è la nostra specializzazione.

Un piccolo conservatorio quindi…

Un istituto privato dove ogni studente può preparare con serenità e con il tempo che gli necessita il proprio percorso di studi. La cosa che però più mi sta a cuore è il fatto che tutti gli allievi usciti dalla mia Accademia, hanno elaborato una forte passione per la didattica, hanno studiato i mie libri e li utilizzano insegnando sia in strutture private che pubbliche con soddisfazioni morali ed anche economiche. Io ho sempre infatti stimolato i miei allievi a sviluppare l’aspetto didattico, che come sappiamo è poi la principale fonte di “sopravvivenza” con il nostro strumento. La mia struttura poi, grazie anche alle sedi distaccate di Paliano o a quelle a noi collegate, grazie ad un intelligente serie di sinergie create dal mio manager Dante di Mauro, offre l’opportunità ai neodilpomati di trovare lavoro in seno alla struttura stessa.




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